Patrimonio immateriale

Con la riduzione di una trasmissione per via ereditaria di usi e costumi  del mondo contadino, la cultura tradizionale del paesaggio agrario milanese rischia di scomparire, decretando la scomparsa di tecniche secolari di lavorazione e la perdita del patrimonio etnografico: fonti orali che hanno formato generazioni di lavoratori della terra, terminologia strettamente connessa al mondo agricolo, canti e racconti che accompagnavano i  momenti del vivere sociale.

Sono beni culturali immateriali le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità che comunità, gruppi e, in certi casi, singoli individui, riconoscono come parte del loro patrimonio culturale.

Patrimonio verbale: dialetti e proverbi, credenze popolari, fiabe e leggende, toponomastica popolare

Il patrimonio culturale immateriale che afferisce alle risorse verbali si manifesta nei seguenti campi: tradizioni ed espressioni orali, inclusa la lingua quale veicolo di tale patrimonio, leggende e racconti riferiti alle credenze popolari, alle conoscenze e alle pratiche riguardanti la natura e l’universo.

Dialetti e  proverbi

Il lombardo (lombard, o lumbard) appartiene alla famiglia gallo-italica, che costituisce un sistema linguistico distinto sia rispetto all’italiano, sia rispetto al retoromanzo. Il primo scritto in lingua lombarda a noi noto è il Sermon divin del 1264, di Pietro da Barsegapè. Le due varianti principali del lombardo sono quella orientale (o transabduano) e quella occidentale (denominata anche nei secoli scorsi cisabduano o dialetti insubri), che presentano differenze fonologiche piuttosto marcate. Nel contesto più ampio del “lombardo occidentale”, il dialetto milanese è parlato da Milano fino al Ticino Milanese, lungo il medio corso dell’Olona e nel Saronnese.

Se i dialetti seguono, almeno a grandi linee, la geografia delle province, il patrimonio dei proverbi milanesi e lombardi è sterminato e spesso varia da una città all’altra, perché soggetto alla trasmissione orale e alle variazioni dettate dai vari dialetti e modi di dire locali.

Esempi

Chi volta el cuu a Milan le volta al pan: Chi volta le spalle a Milano, le volta al pane; Offellee, fa el tò mestee: Pasticcere fa il tuo mestiere; Pret e pij hin mai sagoj: Preti e polli non sono mai sazi; Con l’art e con l’ingann se viv mitaa de l’ann, e con l’ingann e con l’art se viv anch l’oltra part: Con l’arte e con l’inganno si vive mezzo anno, e con l’inganno e con l’arte si vive l’altra parte; El vin l’è la tetta di vecc: Il vino è la tetta dei vecchi; A stà coi can se impieniss de pures: A stare coi cani, ci si riempie di pulci; El mond l’è mezza de vend e mezz de comprà: Il mondo è metà da vendere e metà da comprar; Per scampà on pezz ghe voeur bon zòccor, bon broccol, bon capél e pocch cervell: Per vivere a lungo occorrono buoni zoccoli, buoni broccoli, buon cappello e poco cervello.

In generale, i proverbi contadini, le massime, i modi di dire del popolo, restituiscono la sintesi, spesso ironica e grossolana, talvolta addirittura grottesca, di una sapienza antica fondata sull’esperienza diretta e sulla saggezza ne consegue. Come si dice: I Proerbi i è la Sapiensa dl’Om.

Credenze popolari

Le credenze rispecchiano l’intento umano di dare una risposta a fenomeni che suscitano l’inquietudine e le speranze dell’umanità: dalle malattie e ai modi di curarle, alle speculazioni sulla vita ultraterrena; questa categoria comprende inoltre superstizioni, magia, divinazione, stregoneria.

Tali credenze sono depositate nei ricordi degli abitanti, o in alcune leggende e racconti tramandati tra le generazioni dei contadini attraverso la memoria orale. Se i Centri Studi, le Università e gli Archivi sono attivi ormai da un trentennio nel raccogliere e catalogare questi beni, molti materiali sono ancora diffusi presso i centri rurali, o i nuclei famigliari di origine contadina.

Le credenze si collegano inoltre quasi sempre a luoghi simbolici, attorno ai quali si registra una maggiore sopravvivenza di racconti e leggende ad esse ispirati.

Fiabe e leggende

In una parola questi beni possono sintetizzarsi in una parola, folklore, che deriva, non a caso, dai due termini che designano “le credenze” (lore) del “popolo” (folk), cioè di quei gruppi sociali – come quelli contadini (ossia del contado) – esclusi dal potere e dalla cultura cosiddetta “alta” : che utilizzavano la forma del “racconto” per diffondere storia, saggezza, educazione e insegnamenti presso i coetanei, i figli e i nipoti. Il racconto popolare ha varie declinazioni, a seconda del protagonista e della finalità (educativa o morale). Esso poteva diversificarsi in favole, che affidavano al comportamento degli animali una morale da intendersi come lezione di vita per gli uomini; fiabe che avevano per protagonista l’essere umano; storie nelle quali la narrazione si atteneva a fatti realmente accaduti; leggende ispirate a circostanze e opere concrete, ma che quasi sempre si fondevano con una fantasia popolare.

Per i racconti, le fiabe e le leggende locali, si segnala il ricchissimo patrimonio raccolto e inventariato dall’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia, ma di fondamentale importanza sono le informazioni tramandate di generazione in generazione dagli abitanti locali.

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Toponomastica popolare

La toponomastica può essere considerata come l’espressione del potere dell’uomo sul territorio, che rinomina i luoghi a seconda delle consuetudini, delle modalità di fruizione, degli affetti, dei valori, degli stati d’animo e dei ricordi. La toponomastica popolare si basa infatti sulle esperienze e sulle credenze, restituendo una conoscenza minuziosa dei luoghi messa a punto da un certo gruppo umano nel tempo. Da questo processo nasce una vera e propria forma linguistica attraverso la quale è possibile tramandare ciò che una comunità ha ritenuto degno di essere ricordato.

Tradizioni locali: feste e sagre, uffici e celebrazioni liturgiche, cucina e ricette

Tradizioni religiose e liturgiche

di Ferruccio Ferrari – avvferruccioferrari@libero.it e Matteo Garzetti – matteo.garzetti@gmail.com

Spiritualità settimanale

La domenica

I nostri vecchi ben sapevano che la domenica è il primo giorno della settimana e che inizia il pomeriggio del sabato.

Fino agli anni cinquanta dello scorso secolo non era prevista la messa vigiliare (o “prefestiva”) al sabato sera, al pari della messa vespertina della domenica. Tuttavia il sabato pomeriggio, mentre il curato, suonate le campane, era disponibile per le confessioni, la comunità si dava l’impegno di pulire e lucidare la chiesa e gli altari, preparare le candele, le sedie e i fiori per la celebrazione. Nelle solennità bisognava anche esporre i busti d’argento dei papi e dei vescovi, o di entrambi nelle chiese più grandi e importanti, e le reliquie dei santi per gli altari laterali. Leggi di più…

 Feste popolari

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Cucina tradizionale

La tradizione culinaria milanese  va riferita da un lato alla sua alta produttività, e dall’altro alla sua storia, legata a quella della città di Milano e alle dominazioni che si sono succedute nel tempo: spagnola, austriaca, francese. Tra i repertori storici tradizionali si segnalano Il Libro ricette del Comune di Milano, le ricette antiche conservate presso gli archivi privati o comunali, le ricette tramandate in ambito famigliare contadino.

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Sonorità: musiche, canti e balli, filastrocche e attività ludiche

Le mondine

Canti popolari

In area lombarda e nello specifico milanese, si è conservata la consuetudine del canto popolare, delle canzoni e degli stornelli tramandati attraverso le rappresentazioni folkloriche teatrali, o le feste tradizionali del mondo contadino.

Principali caratteristiche dei canti popolari lombardi sono la plurivocalità e la promiscuità, per cui uomini e donne cantano insieme durante l’esecuzione.

I temi dei canti popolari inneggiano spesso al duro lavoro dei campi, oppure ricordano le pene d’amore e il lamento coniugale.

Nella varietà di temi relazionati alla vita contadina si segnalano i canti religiosi non liturgici, anche se talvolta di consuetudine parrocchiale, i canti del Carnevale, i canti dei lavoranti e quelli delle filandiere, che univano contenuti più piacevoli, come quelli sull’amore, non senza qualche malizia, ai temi della miseria e dell’emarginazione.

Tra i canti e i balli del mondo contadino sono da annoverare inoltre le canzoni e balli delle Mondine, di cui si conservano alcuni esempi incisi sulle pareti dei locali adibiti a dormitorio di alcune cascine.

Alcuni esempi: O mia bela Madunina, E Gira che te Gira; Addio Morettin ti Lascio; Son Partito al Chiaro di Luna; Curagi Fiöi; Cosa l’ha Mangiàa la Sposa?; Ancò o’ a Quest’ Ura; Serafino Aveva un Siffolo; Trapulin ca Ciapa i Rat; Cum’in Bei, Cum’in Bei.

Ballate e musiche

I beni immateriali connessi alle musiche popolari comprendono inoltre le ballate, le danze tipiche, le pratiche e i riti carnevaleschi, i balletti da teatro, spesso ispirati a personaggi, o a fatti realmente accaduti.

In alcuni casi la tipica ballata milanese si è tramandata fino a noi grazie al lavoro filologico di recupero delle tradizioni locali condotto da alcuni cantautori del XX secolo. Ad esempio, Giorgio Gaber ha riproposto più volte nel suo repertorio il tema musicale di vecchie canzoni e ballate milanesi, fondendo aspetti che vanno dall’uso scanzonato dell’ironia per i luoghi comuni della vita, alla rigorosa obbedienza dei temi popolari, attraverso la ricerca di un ritmo che alla fine lo discosta dal linguaggio comune, per divenire autentica poesia.

Suoni e rumori della tradizione contadina

Il patrimonio immateriale relativo all’universo sensoriale riguarda la percezione visiva, olfattiva, tattile, uditiva, del paesaggio agrario milanese.

Ad esempio, relativamente ai suoni e ai rumori della vita agreste si può fare riferimento alle campane di alcune chiese di campagna che hanno scandito le fasi del lavoro sui campi (Chiaravalle, Viboldone, pievi  milanesi, etc.), o semplicemente i rumori degli attrezzi e dei macchinari agricoli, degli animali, o semplicemente della natura, dettati dai fenomeni atmosferici e filtrati dalla percezione umana.

Competenze: competenze tecniche e di coltivazione, caccia e pesca, almanacchi

Carro di letame nei campi

Azioni, consuetudini, conoscenze e competenze acquisite

Tra i beni immateriali si segnalano inoltre le azioni, le consuetudini, le conoscenze teoriche e le competenze tecniche acquisite in campo agricolo, tramandate sia all’interno dei nuclei famigliari, sia attraverso i canali dell’aggregazione associativa, cooperativistica, o consortile. Se non è possibile individuare con precisione singoli individui e gruppi sociali attorno ai quali tale sapere si è coagulato, o ricostruire la dislocazione dei “luoghi” fisici depositari di memorie e tradizioni agricole, possono invece individuarsi con certezza le Istituzioni che operano nella raccolta e nella salvaguardia di questo patrimonio, o attorno alle quali si è sedimentato un insieme di conoscenze attestato dalla presenza di materiale di vari tipi, come le Cooperative agricole, le Associazioni e i Consorzi agrari.

Ad esempio, gli eventi che hanno caratterizzato la storia delle Cooperative agricole costituiscono, oltre che una preziosa fonte per lo studio della cooperazione locale, un itinerario storico particolarmente utile per focalizzare le fasi salienti della profonda trasformazione che è maturata sul territorio milanese nell’ultimo secolo.

Com’è noto ancora dopo l’unità d’Italia l’economia di molti centri situati nella periferia milanese era prevalentemente agricola, fondata sul sistema della mezzadria colonica che prevedeva la corresponsione della metà del raccolto ai fittavoli, mentre alla fine del XIX secolo, soprattutto nell’Alto Milanese, la mezzadria cede il passo al contratto misto, in cui il canone è composto da una quota in danaro e da una parte in cereali, stabilite unilateralmente dal fittabile.

Ebbene, le lotte e l’impegno profuso dai contadini a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento ai fini di un’organizzazione e di una maturità sindacali sufficienti a strappare quei miglioramenti contrattuali che la stessa indigenza dei coloni indicava come indispensabili, sono parte del patrimonio culturale immateriale agricolo milanese

Anche i rapporti sociali, lavorativi, di dipendenza, le acquisizioni e le pratiche agricole, i vincoli sull’uso delle abitazioni e la coltivazione dei campi, la stessa forza contrattuale, sono parte, com’è noto, del patrimonio immateriale, di cui è possibile trovare tracce tangibili nella documentazione conservata negli Archivi comunali (Delibere di Giunta, Atti di compravendita, etc.), o delle Cooperative Agricole (es. Libro Verbali delle assemblee dei Soci).

Caccia e pesca

Le pratiche della caccia e della pesca, originariamente praticate per esigenze di sopravvivenza, sono diventate i passatempi storicamente più radicati nelle consuetudini della vita famigliare, associativa e di “ceto”. Pur vantando origini popolari, sono divenute – soprattutto a partire dal XVI secolo – passatempi nobiliari e alto borghesi. Relativamente alla caccia e alla pesca, si segnalano le pratiche, i saperi, le consuetudini, ma anche le sensazioni e il coinvolgimento emotivo, o la percezione e la fruizione di specifiche aree, o luoghi, come ad esempio la Riserva dei Borromeo a Peschiera Borromeo, o il Parco venatorio del Castello Visconteo di Pavia, o le aree boscate attorno al Lambro.

Almanacchi – Cadenze e scadenze dell’anno agricolo

L’anno agricolo inizia e finisce l’11 novembre, festa di San Martino di Tours.

Per San Martino è pronto il vino novello e lo si assaggia. Il proverbio dice “ per San Martino ogni mosto è vino “.

L’agricoltura del nostro territorio risente di un clima marcatamente continentale. Di solito a fine novembre ci sono le prime gelate e spesso la prima neve. Non a caso per la  festa di Santa Caterina Martire, che cade il 25 novembre, il proverbio dice: “Santa Caterina apre il sacco della farina” alludendo evidentemente alla neve.

Percezione del paesaggio agrario milanese

E’ parte del patrimonio immateriale di un luogo, o di una regione, o di un’area territoriale, anche la percezione che di essi hanno avuto i diversi tipi di fruitori: visitatori, turisti, letterati e scrittori, o la stessa popolazione immigrata da altri paesi. Tra i beni immateriali non si elencano i “prodotti” di questi fruitori, ossia le descrizioni e le guide, bensì il patrimonio delle sensazioni che tali opere trasmettono, restituendo l’approccio analitico e descrittivo, o emotivamente coinvolto, degli autori. Ne sono alcuni esempi:

  •  la percezione desunta dalle guide turistiche storiche conservate presso le Biblioteche, gli Archivi, gli Istituti di conservazione, come il Manuale del forestiero a Milano (1844), o Milano e i suoi dintorni (1881);
  • la percezione degli spazi e dei luoghi nelle descrizioni di Milano e della campagna milanese ;
  • le impressioni restituite da stranieri o turisti dopo un viaggio, o durante un soggiorno a Milano, come le descrizioni di Stendhal, Goethe, Guido Piovene, Thomas Jefferson durante i loro Viaggi  in Italia;
  • le descrizioni dei romanzi storici, a partire dalla celeberrima opera di Alessandro Manzoni, fino ai più recenti romanzi che non descrivono soltanto paesaggi ormai completamente trasformati, o compromessi dalla recente urbanizzazione, ma propongono la ricostruzione della vita quotidiana del passato, spesso con l’ausilio di fonti documentarie.

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