Come funziona il paesaggio agrario

Il paesaggio agrario è una grande “macchina” fatta da campi, canali, vegetazione, coltivazioni, fabbricati, attrezzi, azionata dal lavoro umano. Il suo funzionamento è cambiato nel tempo per ragioni economiche, sociali, politiche, tecniche, naturali, culturali.  Gli effetti della complessa organizzazione formatasi nel corso dei secoli e che ha il suo culmine nell’800 sono ancora leggibili in molte componenti materiali e immateriali.


Senza titolo-3Credits:
Politecnico di Milano|Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito A.B.C| Laboratorio PaRID Ricerca e Documentazione Internazionale per il Paesaggio|(www.parid.polimi.it)

“Noi possiamo mostrare agli stranieri la nostra pianura tutta smossa e quasi rifatta dalle nostre mani; sicché il botanico si lagna dell’agricoltura che trasfigurò ogni vestigio della vegetazione primitiva. Abbiamo preso le acque dagli alvei profondi dei fiumi e dagli avvallamenti palustri, e le abbiamo diffuse sulle aride lande. La metà della nostra pianura, più di quattro mila chilometri, è dotata d’irrigazione; e vi si dirama per canali artefatti un volume d’acqua che si valuta a più di trenta milioni di metri cubici ogni giorno. Una parte del piano, per arte ch’è tutta nostra, verdeggia anche nel verno, quando ogni cosa è neve e gelo. Le terre più uliginose sono mutate in risaie; onde, sotto la stessa latitudine della Vandea, della Svizzera, della Taurine, abbiamo stabilito  una coltivazione indiana … Per tal modo [gli elementi naturali] erano come le parti d’una vasta machina agraria, alla quale mancava solo un popolo, che compiendo il voto della natura, ordinasse gli sparsi elementi a un perseverante pensiero….”  (Carlo Cattaneo, 1844)

 

Cenni di storia dell’agricoltura e del paesaggio agrario milanese di Luciano Segre e Susanna Grillo